GRUPPO OSPEDALIERO SAN DONATO - Centro Diagnostico Treviglio


centri di prenotazione ambulatoriale
alitalia
NEWS
02/07/2012
Epatite C: nuovi farmaci per i pazienti pił "difficili"

Intervista al dottor Paolo Del Poggio, responsabile del nuovo Servizio di Epatologia del Centro Diagnostico di Treviglio di via Rossini 

«Da poco abbiamo a disposizione nuovi farmaci contro l'epatite C, ancora più efficaci, che consentono di trattare anche pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali. Si tratta di una novità importante: il virus dell'epatite C, che nel nostro Paese riguarda 1 milione e 300 mila persone, è la maggior causa di malattie croniche di fegato, dalla cirrosi fino all'epatocarcinoma (tumore primitivo del fegato)». 
A parlare è il dottor Paolo Del Poggio, epatologo con un lunga esperienza nel trattamento delle epatiti virali, ex direttore dell’Unità di Epatologia dell’Ospedale di Treviglio, da gennaio responsabile del Servizio di Epatologia del Centro Diagnostico di via Rossini a Treviglio.  «Dati Istat  indicano più di 11.000 decessi l’anno in Italia a causa di cirrosi o tumore del fegato» continua il dottor Del Poggio. Cifre allarmanti che vedono la provincia di Bergamo tra le più colpite, con una mortalità per tumore al fegato circa 3 volte maggiore di quella osservata in Italia.  È evidente quindi che curare l'epatite C significa prevenire malattie molto più gravi, spesso anche mortali. «Eliminando il virus dell’epatite C nella fase dell’epatite cronica,  riusciamo ad interrompere il pericoloso cammino verso la cirrosi e ridurre drasticamente il rischio dell'epatocarcinoma» sottolinea lo specialista.

I progressi terapeutici in questo campo devono quindi essere osservati con grande interesse. Ma quali sono le ultime novità? «Nel corso del 2011 sono stati autorizzati negli Stati Uniti ed in alcune nazioni europee due nuovi farmaci per l’epatite C: Telaprevir  e Boceprevir» spiega il dottor Del Poggio. «Si tratta di farmaci che vanno ad aggiungersi a quelli normalmente usati, cioè punture di Interferon e compresse di Ribavirina, che assunti per bocca in associazione con la terapia tradizionale consentono di eliminare il virus nel 50 - 80% dei casi ″difficili″». 
Ma sono disponibili anche in Italia? «Da pochi mesi anche noi, presso il Policlinico San Marco di Zingonia e il nostro Centro Diagnostico di Treviglio, dove mi sono trasferito da gennaio, abbiamo a disposizione questi farmaci, per uso cosiddetto compassionevole, cioè per i pazienti più gravi che hanno già sviluppato la cirrosi o che stanno per svilupparla e che non sono guariti con il trattamento tradizionale. Per questi casi le case farmaceutiche produttrici distribuiscono gratuitamente il farmaco dopo una procedura di autorizzazione che può durare qualche mese». Entro la fine del 2012 questi farmaci dovrebbero essere autorizzati dal Ministero della Salute anche al di fuori dell’uso compassionevole ed in questo caso la procedura per ottenerli potrebbe essere molto più semplice. Vi sono tuttavia molte resistenze nei confronti della cura contro l'epatite C, patologia ancora troppo sottovalutata. «Studi eseguiti in Europa e negli Stati Uniti hanno dimostrato che solo il 15-20% dei pazienti con epatite cronica C ricevono un trattamento antivirale» sottolinea l'epatologo. «Le cause sono varie. Innanzitutto i pazienti (e purtroppo anche i medici!) sottovalutano il rischio perché l’epatite non dà quasi mai sintomi, anche se espone a un peggioramento progressivo, seppur lento, della funzionalità del fegato. Giocano un ruolo importante poi anche la paura degli effetti collaterali, la presenza di malattie concomitanti che controindicano la cura e le condizioni socio culturali difficili (nel caso di pazienti extracomunitari)». I farmaci quindi sono importanti, ma importante è anche sensibilizzare alla diagnosi precoce ed incoraggiare i trattamenti. «I medici di famiglia della nostra zona hanno ricevuto una formazione particolare per sospettare la diagnosi di cirrosi» continua Del Poggio. «È  bene sottolineare che questa diagnosi non significa necessariamente abuso alcolico. La maggior parte delle cirrosi è dovuta all’epatite contratta molti anni prima e l’alcol, come l’obesità, è spesso un fattore di rischio aggiuntivo, che comunque deve essere eliminato. Una volta fatta la diagnosi di cirrosi, poi il medico di famiglia invierà il paziente dallo specialista epatologo che darà le indicazioni da seguire e se necessario prescriverà la terapia adatta». 

In conclusione, la lotta alle malattie croniche del fegato passa non solo attraverso il rapporto di fiducia medico-paziente ma anche l'indispensabile collaborazione dei Medici di Medicina Generale, e non ultimo attraverso la capacità di fare ″rete″ tra ospedali per il raggiungimento di un unico obiettivo, cioè il benessere del paziente. «Presso il Policlinico San Marco di Zingonia e il Centro Diagnostico di via Rossini a Treviglio, le problematiche del paziente epatopatico sono affrontate collegialmente dall’epatologo e da altri specialisti di grande esperienza» spiega Del Poggio. Si tratta di  radiologi esperti nell’imaging dei tumori epatici (equipe del dottor Barigozzi e professor Biondetti), chirurghi con vasta esperienza nelle terapie resettive e ablative video-laparoscopiche (equipe del dottor Olmi) e gastroenterologi (equipe del dottor Negrini e dottor Gusmaroli) con comprovata esperienza nelle terapie endoscopiche delle complicanze della cirrosi.


indietro
DIRETTORE SANITARIO Prof. Giancarlo Borra
Copyright GSD - Gruppo Ospedaliero San Donato - dati societari - Webmaster